domingo, 19 de agosto de 2007

inizio storia

Arrivai a Sao Salvador da Bahia de Todos os Santos l’ultimo giorno di Novembre del 2006.Scesi al capolinea dell’Itapemirim dopo una notte passata viaggiando sull’autobus checollega Recife con Bahia. La stazione era gia’ molto animata nonostante fossero solo le 7 di mattina. Consumai una colazione a base di pane e burro, caffè e succo di maracuja’seduto su un alto sgabello al bancone del bar. Approfittai della gentilezza di una graziosacameriera per chiedere informazioni circa la distanza e l’ubicazione del centro storico,dove ero diretto. Ristorato e gratificato da uno smagliante sorriso,cominciai a spingere la mia valigia a rotelle “ made in China” guardandomi intorno.La città di Salvador da Bahia è situata su un promontorio che chiude a nord l’immensa baia di tutti i santi .Il centro storico, formato da cinque rioni, si trova nella parte alta. Vi si accede oltre che per strada, con “o elevador Lacerda” un ascensore costruito all’inizio del secolo scorso,che copre i 75 metri di dislivello in trenta secondi, per la somma di 5 centesimi.Questo mi deposito’sull’asfalto della piazza assieme a un’altra ventina di persone.La pioggerellina che aveva incominciato a cadere si era gia’trasformata nel classico acquazzone tropicale….. bloccati sotto la pensilina con tutta la variopinta particolarita’ di attori e attrici non protagonisti che recitava il disappunto e l’impazienza pressati dagli altri che stavano venendovomitati fuori dall’ascensore.Il mio sguardo si incrocio’con quello di una sorridente mulatta che lo sostenne con una smorfia diironia, stava per parlarmi…mi avvicinai di un passo.“Vosse é……gringo?”domando’“Italiano”ammisi. Ero un po’ deluso dal fatto che il mio tentativo di confondermi con l’ambienteFosse stato scoperto cosi’ platealmente.“ah! Italiano!”approvo’ lei annuendo, come se lei sola sapesse qualcosa di molto divertente.Rimasi li insieme a lei, senza parole,a guardare la pioggia mentre qualcuno gia’ si avventurava di corsa attraverso la piazza. Poi, per non sembrare maleducato,”Cosa succede adesso?” azzardai nel mio improbabile portoghese.“non si preoccupi, qui la pioggia non dura tanto tempo… una cadutina e via”. disse proprio cosi’“ uma caidinha..”Aveva una gran massa di capelli,che pur essendo legati si agitavano a ogni sua parola e imbracciava una voluminosa cartella che teneva appoggiata alla scollatura della maglietta.Lei intercetto’il mio sguardo fece mezza piroetta sui tacchi con finto pudore e da sopra la spalla mi disse: “Adonde vossè vais?“No Pelourinho, poderias acompanharme?“Podi ” rispose lei in dialetto, guardandomi negli occhi

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